Omaggio a Q.

Quentin Tarantino in \

Published in: on giugno 30, 2008 at 11:10 pm  Comments (1)  

Benvenuti nel PANDA-Monio

Jack Black, Dustin Hoffman e Fabio Volo, doppiatori di Kung Fu Panda

 

 

 

Published in: on giugno 25, 2008 at 10:38 pm  Comments (1)  
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What the fuck have you done lately?

Wes Gibson (James McAvoy) impegnato in una sparatoria

Non capita spesso che un film pieno di cliché riesca ad essere allo stesso tempo originale. Timur Bekmambetov, quello dei Guardiani del Giorno e della Notte, si deve essere divertito a dirigere in “Wanted” l’ormai veterana dei ruoli di azione Angelina Jolie ed il piccolo fauno James McAvoy in questo thriller metafisico (non trovo altri appellativi per descriverlo) in cui lei, magra all’inverosimile e piena di tatuaggi, lo rapisce/istruisce/malmena senza tanti complimenti per insegnargli, fondamentalmente, a curvare i proiettili che escono dalla canna della sua pistola.

Wesley Gibson è un contabile insoddisfatto, soffre di crisi di panico (almeno così crede) ed è il classico “cornuto e mazziato” che non è capace di ribellarsi alla sua stessa vita: il tipico “vittima di se stesso” che ha in mano tutte le carte giuste per vincere la sua partita ma le tira giù nella sequenza sbagliata.

Di lei non si sa molto, solo il nome in codice, Fox, e che da piccola è stata costretta ad assistere alle torture a causa delle quali è morto suo padre. E che è un’assassina formidabile, oltre che molto atletica e capace di guidare una Camaro ad altissima velocità anche mentre spara e si contorce e schiva i proiettili. Mancava solo che facesse un caffè mentre si dimenava tra fucili e pistole e saremmo stati a posto.

Una volta tanto nei panni di un cattivo, imperscrutabile eminenza grigia, c’è Morgan Freeman, enigmatico quanto basta per non farti capire fino alla fine del film quale sia il suo scopo, quale il suo motore, dove voglia arrivare. Anche se ad un certo punto il dubbio ti viene. E puntualmente scopri di avere ragione.

Insomma, i cliché sono tutti rispettati: il cattivo si rivela essere meno cattivo di quello che si pensa, i buoni tanto buoni non sono, Wesley inizia il suo addestramento (teso all’educazione dei suoi straordinari riflessi) a suon di cazzotti e coltellate, e piano piano inizia a sviluppare ciò che lui ha sempre scambiato per attacchi d’ansia: un super controllo delle sue facoltà mentali, che gli permettono di percepire la realtà in maniera più “lenta”, e più “grande”, al punto da riuscire a sparare ad una mosca spezzandogli solamente le ali, o di curvare un proiettile da una traiettoria diritta ad una completamente circolare.

Sceneggiatura per forza di cose prevedibile, del resto il film è tratto da un fumetto e non si poteva distorcere troppo la storia originale (la distorsione è riservata a proiettili e simili), ma la regia è spettacolare. Visionario e “visivo”, Bekmambetov è riuscito a rendere spettacolare Wanted attraverso le immagini, sopperendo alle mancanze narrative.

Published in: on giugno 24, 2008 at 12:11 am  Lascia un commento  
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Il “fenomeno” Marvel: Iron Man, Spiderman e altri supereroi

Tony Stark sperimenta l\'esoscheletro di Iron Man

Si potrebbe dire che Spiderman sia stato il capostipite dei BEI film sui supereroi Marvel. Un fenomeno (quello dei Marvel al cinema) iniziato più di qualche anno fa (non ricordo nemmeno quale sia stato il primo ad uscire) che, purtroppo, annovera una produzione a dir poco sconcertante per la sua poca attrattiva: Daredevil. Ben Affleck, ahilui, è molto più bravo come sceneggiatore che come attore (e poi dicono di Matt Damon che è un “faccia di marmo”), il suo cieco Daredevil non convince proprio nessuno, come non ha mai convito Elektra-Jennifer Garner, sua compagna sul set e nella vita. 

Dicevo di Spiderman: è stato il primo davvero bello, di quelli che rivedresti in continuazione, senza mai stancarti. Personaggi ben costruiti, interpreti azzeccati (e guai a cambiarli!), regia perfetta (grazie Sam, provaci ancora Sam!), sequel finalmente “in linea” con quanto raccontato in precedenza.

E poi sono arrivati i vari Fantastici Quattro e non so più chi altro, con film carini, niente di che, godibili ma certo non capolavori. Pensiamo a Silver Surfer, la seconda avventura dei Fab Four portata al cinema (con l’immancabile Stan Lee nel solito cameo). Mi sono addormentata alle 10 della mattina in sala, al Warner, perdendo almeno una decina di minuti di film. Non ho perso niente!

E poi… poi è arrivato lui, Robert Downey Jr., che ha rivoluzionato (più di quanto non abbia fatto Tobey Maguire con Spiderman) il modo di vedere e di giudicare questi film. Iron Man è passato nelle sale ormai un mese e mezzo fa, abbondante. Forse il personaggio in sé, così egocentrico e megalomane, ha contribuito al successo del film. Sicuramente Downey Jr., rimesso a nuovo dal punto di vista fisico e mentale, ci ha messo del suo. Ci ha messo tanto, del suo. Mai un supereroe mi è rimasto tanto simpatico e impresso. Peccato che non siano tutti come lui, Tony Stark/Iron Man/Robert Downey Jr.

Nemmeno Ed Norton, con il suo Hulk, è riuscito a tanto. Sarà pure per le tante (troppe) polemiche che l’attore ha sollevato intorno al film (non partecipa alla campagna di promozione, non vuole comparire sul manifesto, c’è troppa azione… uffa Ed!). Sarà perché il film non è un remake (parola di Louis Leterrier, per carità!) ma alla fine non è nemmeno un sequel. Sarà perché alla fine è un film carino ma veramente commerciale. Ma alla fine, insomma, non ha convinto così tanto!

C’hanno fregato, c’hanno fatto vedere una “traduzione” del primo Hulk di Ang Lee, filosofico e pesantemente didascalico. E hai voglia a cambiare gli attori per far vedere che si trattava di un film diverso! Potevate pure tenervi Eric Bana e Jennifer Connelly, tanto il risultato è lo stesso: copiato! Forse in bella copia, ma pur sempre copiato. Di fronte al finale del nuovo Hulk, ho avuto un dejà vu: è lo stesso dell’Ang Lee’s Hulk, signori miei! Guardare per credere: il gigante di gelatina verde realizzato dal taiwanese che adora i leoni veneziani è in programmazione televisiva.

Alla fine della fiera, nel mare magnum dei supereroi che hanno invaso la Terra, i più grandi sono sempre loro: Spidey e Iron Man. Nessun dubbio!

Published in: on giugno 20, 2008 at 12:20 am  Comments (1)  
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Kill Bill Vol. II

Beatrix e Bill nella scena del duello finale in Kill Bill Vol. II

 

“Come sai, io sono un grande appassionato di fumetti. Soprattutto di quelli sui supereroi. Trovo che tutta la filosofia che circonda i supereroi sia affascinante.

Prendi il mio supereroe preferito, Superman. Non un grandissimo fumetto, la sua grafica è mediocre. Ma la filosofia, la filosofia non è soltanto eccelsa…è unica. […]

Dunque l’elemento fondamentale della filosofia dei super-eroi è che abbiamo un supereroe e il suo alter ego.

Batman è di fatto Bruce Wayne, l’Uomo Ragno è di fatto Peter Parker.

Quando quel personaggio si sveglia al mattino è Peter Parker, deve mettersi un costume per diventare l’Uomo Ragno. Ed è questa caratteristica che fa di Superman l’unico nel suo genere.

Superman non diventa Superman, Superman è nato Superman.

Quando Superman si sveglia al mattino, è Superman. Il suo alter ego è Clark Kent. Quella tuta con la grande “S” rossa è la coperta che lo avvolgeva da bambino quando i Kent lo trovarono, sono quelli i suoi vestiti. Quello che indossa come Kent, gli occhiali, l’abito da lavoro, quello è il suo costume. E’ il costume che Superman indossa per mimetizzarsi tra noi.

Clark Kent è il modo in cui Superman ci vede. E quali sono le caratteristiche di Clark Kent? E’ debole, non crede in sé stesso ed è un vigliacco.

Clark Kent rappresenta la critica di Superman alla razza umana, più o meno come Beatrix Kiddo è la moglie di Tommy Plympton.

Tu avresti indossato il costume di Arlene Plympton, ma tu sei nata Beatrix Kiddo, e ogni mattina al tuo risveglio saresti stata Beatrix Kiddo”.

 

E non potevo non iniziare con questo monologo, il monologo sui supereroi di Bill, in Kill Bill Vol. II, ad un’attonita e incazzata Beatrix Black Mamba The Bride, con un dardo intriso di “siero della verità” nella coscia e una spada di Hattori Hanzo in attesa di essere utilizzata nel duello finale contro Bill, mentore e amante una volta, nemico giurato dal momento in cui le ha sparato una pallottola in testa, spedendola in coma per cinque lunghi anni, impedendole di stare insieme alla figlia, B.B., costringendola a compilare una lunga “lista di morte” e ad attraversare mezzo mondo per vendicarsi di coloro che l’hanno ridotta all’impotenza per così tanto tempo.

Per molti un film come questo non ha morale, non ha senso, non ha storia, è violenza e basta. Ma non è così. La genialità di Quentin Tarantino sta nel riuscire a mandare un messaggio, una morale, anche attraverso combattimenti all’ultimo sangue. Una morale molto semplice, ma diretta: mai far incazzare una donna!

Published in: on giugno 3, 2008 at 7:50 pm  Comments (1)  

Cinema, cinema, cinema!

…Come molti miei amici e colleghi, anche io ho deciso di aprire un blog che parli solo ed esclusivamente di cinema, la mia passione, la mia vita, la cosa che adoro di più al mondo!

Tornerò presto a colmare queste pagine, per ora vi do il benvenuto, a presto con le nuove recensioni!

Yaya

Published in: on giugno 3, 2008 at 2:35 pm  Comments (4)