Riflessi di paura

Nella speranza di confermare la rinnovata popolarità ottenuta con la serie Tv “24”, Kiefer Sutherland si ricicla al cinema interpretando praticamente se stesso in “Riflessi di paura”, remake americano dell’asiatico “Into the Mirrors”, un horror che vorrebbe essere esoterico ma che riesce solamente, purtroppo, a risultare una specie di “congestione cinematografica”, infarcita di banalità e citazioni da altri film di genere non troppo azzeccate. Ben Carson (Kiefer Sutherland) è un ex poliziotto in congedo depresso e alcolizzato, che ha dovuto lasciare la polizia per aver ucciso, per sbaglio, un collega sotto copertura. Allontanato dalla moglie, per stare vicino ai figli durante il giorno, Ben trova lavoro come guardiano notturno nei magazzini Mayflower, andati distrutti in un incendio anni prima. Un’atmosfera sinistra permea nell’edificio, pieno di specchi, che stranamente risultato puliti e curati in contrapposizione con la decadenza che caratterizza il resto del palazzo. Inizialmente convinto di essere preda di allucinazioni, Ben presto scopre che in realtà l’edificio, costruito sulle rovine di un ex ospedale psichiatrico, è infestato da una presenza maligna che, servendosi degli specchi che si trovano sia nell’edificio che nella casa di Ben, mette in pericolo la sua vita e quella della sua famiglia. L’ambientazione scenografica, che rende al meglio l’idea della suspence e dell’inquietudine che pervadono l’animo del protagonista (grazie alla contrapposizione della luminosità della casa in cui abita la famiglia di Ben con la penombra in cui sono immersi i magazzini Mayflower), e l’esecuzione degli effetti sonori, che riesce a regalare qualche sacrosanto e dovuto salto sulla sedia, purtroppo si contrappongono a una scarsa originalità dei dialoghi, facilmente prevedibili, e a uno sviluppo del plot, infarcito di luoghi comuni e citazioni da altre pellicole che mal si inseriscono nella storia. Si comincia con una chiara allusione a “Haunting – Presenze”, una piccola perla del genere horror purtroppo poco pubblicizzata da cui “Riflessi di paura” attinge l’idea di base (una presenza intrappolata in uno specchio), passando per una lieve allusione a “Nightmare 4” (la chiave del mistero risiede in una monaca di clausura, involontaria causa del dramma che si sta consumando), fino alla smaccata citazione da “L’esorcista” che conclude la vicenda. Una congestione cinematografica dunque che si accompagna ad una esagerata infarcitura di elementi narrativi che rendono la storia difficile da seguire: la componente psicologica data dalla depressione del protagonista e dalla scoperta di un ospedale psichiatrico sepolto sotto le rovine del Mayflower, la parte esoterica e mistico/demoniaca e quella poliziesca. Tutti elementi che, se utilizzati singolarmente, avrebbero forse potuto dare vita ad una storia piuttosto buona ma che, mescolati insieme, regalano solamente un film di genere uguale a tanti altri.

Daria Ciotti

(http://www.ecodelcinema.com/riflessi-di-paura.htm)

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Published in: on settembre 24, 2008 at 11:14 pm  Lascia un commento  
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