What the fuck have you done lately?

Wes Gibson (James McAvoy) impegnato in una sparatoria

Non capita spesso che un film pieno di cliché riesca ad essere allo stesso tempo originale. Timur Bekmambetov, quello dei Guardiani del Giorno e della Notte, si deve essere divertito a dirigere in “Wanted” l’ormai veterana dei ruoli di azione Angelina Jolie ed il piccolo fauno James McAvoy in questo thriller metafisico (non trovo altri appellativi per descriverlo) in cui lei, magra all’inverosimile e piena di tatuaggi, lo rapisce/istruisce/malmena senza tanti complimenti per insegnargli, fondamentalmente, a curvare i proiettili che escono dalla canna della sua pistola.

Wesley Gibson è un contabile insoddisfatto, soffre di crisi di panico (almeno così crede) ed è il classico “cornuto e mazziato” che non è capace di ribellarsi alla sua stessa vita: il tipico “vittima di se stesso” che ha in mano tutte le carte giuste per vincere la sua partita ma le tira giù nella sequenza sbagliata.

Di lei non si sa molto, solo il nome in codice, Fox, e che da piccola è stata costretta ad assistere alle torture a causa delle quali è morto suo padre. E che è un’assassina formidabile, oltre che molto atletica e capace di guidare una Camaro ad altissima velocità anche mentre spara e si contorce e schiva i proiettili. Mancava solo che facesse un caffè mentre si dimenava tra fucili e pistole e saremmo stati a posto.

Una volta tanto nei panni di un cattivo, imperscrutabile eminenza grigia, c’è Morgan Freeman, enigmatico quanto basta per non farti capire fino alla fine del film quale sia il suo scopo, quale il suo motore, dove voglia arrivare. Anche se ad un certo punto il dubbio ti viene. E puntualmente scopri di avere ragione.

Insomma, i cliché sono tutti rispettati: il cattivo si rivela essere meno cattivo di quello che si pensa, i buoni tanto buoni non sono, Wesley inizia il suo addestramento (teso all’educazione dei suoi straordinari riflessi) a suon di cazzotti e coltellate, e piano piano inizia a sviluppare ciò che lui ha sempre scambiato per attacchi d’ansia: un super controllo delle sue facoltà mentali, che gli permettono di percepire la realtà in maniera più “lenta”, e più “grande”, al punto da riuscire a sparare ad una mosca spezzandogli solamente le ali, o di curvare un proiettile da una traiettoria diritta ad una completamente circolare.

Sceneggiatura per forza di cose prevedibile, del resto il film è tratto da un fumetto e non si poteva distorcere troppo la storia originale (la distorsione è riservata a proiettili e simili), ma la regia è spettacolare. Visionario e “visivo”, Bekmambetov è riuscito a rendere spettacolare Wanted attraverso le immagini, sopperendo alle mancanze narrative.

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Published in: on giugno 24, 2008 at 12:11 am  Lascia un commento  
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