Ex

 

ex

Commistione di elementi: un modo di dire prettamente cinematografico piuttosto inflazionato negli ultimi tempi, non sempre utilizzato in maniera adatta. Nel caso di “Ex”, terzo film da regista di Fausto Brizzi, è giusto parlare di elementi (e non di generi), narrativi ed umani, perché questa commedia corale in cui si intrecciano le vicende amorose di una serie di personaggi racconta storie e sentimenti completamente diversi gli uni dagli altri, accorpati da un denominatore comune che, naturalmente, è l’amore. Difficile raccontare la trama, vista la varietà di situazioni che si snodano nei 120 minuti di pellicola: basti dire che si tratta del racconto di una serie di amori iniziati, scoppiati ed a volte ricomposti, che si svolge da Natale a S. Valentino, giorno dell’amore per eccellenza, in cui tutto si risolve, in un modo o nell’altro. Dalla separazine in stile “Guerra dei Roses” fra Luca e Loredana, interpretati da Silvio Orlando e Carla Signoris, all’incontro fra Elisa ed il suo vecchio amore “10 e lode” Lorenzo, che nel frattempo è diventato Don Lorenzo, e che dovrebbe, in teoria, celebrare il matrimonio fra la ragazza ed il suo nuovo fidanzato, Corrado (Gianmarco Tognazzi). Attorno a loro le storie tragicomiche di Paolo (Fabio De Luigi) e Davide (Alessandro Gassman), rispettivamente fidanzato in carica ed ex di Monique (Cécile Cassel), per la quale ingaggeranno una lotta senza confini, o quella intercontinentale fra Giulia (Cristiana Capotondi) e Marc (Malik Zidi); per non parlare dell’improbabile coppia sull’orlo della separazione costituita da Salemme e dalla Brilli, o della vita da gaudente di Sergio (Claudio Bisio), cinquantenne “felicemente” divorziato da Michela (Elena Sofia Ricci), che all’improvviso si trova a dover affrontare un rapporto intimo con le figlie adolescenti. Sotto l’aspetto della regia, bisogna ammettere che Fausto Brizzi è decissmente migliorato: non che prima non fosse in grado di dirigere un film, ma dopo sole tre esperienze si nota quanto la sua tecnica si sia affinata, rendendo più che gradevole la visione del film. Anche per quanto riguarda la scelta del cast, e l’interpretazione dei vari attori impegnati nella pellicola, tanto di cappello. Complimenti in particolare a Claudio Bisio, che ha girato “in contropiede”, ossia fuori dai suoi schemi consueti di mattatore comico. E’ infatti più profondo e complesso di quanto si possa immaginare il suo Sergio, psicologo e professore universitario tutt’altro che maturo che, per cause di forza maggiore, è costretto a crescere e prendere coscienza di quella che è la sua vita attuale e di quanto abbia lasciato dietro di sé. E per un Silvio Orlando che torna a far ridere, c’è anche una Carla Signoris che rappresenta, a modesto parere, la vera perla della pellicola: divertente e allo stesso tempo profonda, ironica anche nelle situazioni più “drammatiche”, leggera e complessa. Ricco di citazioni, il film ha forse un’unica pecca: nel tentativo di ispirarsi alle commedie internazionali come “Love Actually”, il pur divertente ed emozionante “Ex” sembra esserne in troppi momenti una sorta di “remake italiano”, avendone mutuato non solo la struttura ma anche alcuni elementi narrativi chiaramente “presi a prestito” dalla pellicola di Richard Curtis. 

 

Daria Ciotti

 

(http://www.ecodelcinema.com/ex—recensione.htm)

Published in: on febbraio 6, 2009 at 10:20 am  Lascia un commento  

What the fuck have you done lately?

Wes Gibson (James McAvoy) impegnato in una sparatoria

Non capita spesso che un film pieno di cliché riesca ad essere allo stesso tempo originale. Timur Bekmambetov, quello dei Guardiani del Giorno e della Notte, si deve essere divertito a dirigere in “Wanted” l’ormai veterana dei ruoli di azione Angelina Jolie ed il piccolo fauno James McAvoy in questo thriller metafisico (non trovo altri appellativi per descriverlo) in cui lei, magra all’inverosimile e piena di tatuaggi, lo rapisce/istruisce/malmena senza tanti complimenti per insegnargli, fondamentalmente, a curvare i proiettili che escono dalla canna della sua pistola.

Wesley Gibson è un contabile insoddisfatto, soffre di crisi di panico (almeno così crede) ed è il classico “cornuto e mazziato” che non è capace di ribellarsi alla sua stessa vita: il tipico “vittima di se stesso” che ha in mano tutte le carte giuste per vincere la sua partita ma le tira giù nella sequenza sbagliata.

Di lei non si sa molto, solo il nome in codice, Fox, e che da piccola è stata costretta ad assistere alle torture a causa delle quali è morto suo padre. E che è un’assassina formidabile, oltre che molto atletica e capace di guidare una Camaro ad altissima velocità anche mentre spara e si contorce e schiva i proiettili. Mancava solo che facesse un caffè mentre si dimenava tra fucili e pistole e saremmo stati a posto.

Una volta tanto nei panni di un cattivo, imperscrutabile eminenza grigia, c’è Morgan Freeman, enigmatico quanto basta per non farti capire fino alla fine del film quale sia il suo scopo, quale il suo motore, dove voglia arrivare. Anche se ad un certo punto il dubbio ti viene. E puntualmente scopri di avere ragione.

Insomma, i cliché sono tutti rispettati: il cattivo si rivela essere meno cattivo di quello che si pensa, i buoni tanto buoni non sono, Wesley inizia il suo addestramento (teso all’educazione dei suoi straordinari riflessi) a suon di cazzotti e coltellate, e piano piano inizia a sviluppare ciò che lui ha sempre scambiato per attacchi d’ansia: un super controllo delle sue facoltà mentali, che gli permettono di percepire la realtà in maniera più “lenta”, e più “grande”, al punto da riuscire a sparare ad una mosca spezzandogli solamente le ali, o di curvare un proiettile da una traiettoria diritta ad una completamente circolare.

Sceneggiatura per forza di cose prevedibile, del resto il film è tratto da un fumetto e non si poteva distorcere troppo la storia originale (la distorsione è riservata a proiettili e simili), ma la regia è spettacolare. Visionario e “visivo”, Bekmambetov è riuscito a rendere spettacolare Wanted attraverso le immagini, sopperendo alle mancanze narrative.

Published in: on giugno 24, 2008 at 12:11 am  Lascia un commento  
Tags: , , ,

Il “fenomeno” Marvel: Iron Man, Spiderman e altri supereroi

Tony Stark sperimenta l\'esoscheletro di Iron Man

Si potrebbe dire che Spiderman sia stato il capostipite dei BEI film sui supereroi Marvel. Un fenomeno (quello dei Marvel al cinema) iniziato più di qualche anno fa (non ricordo nemmeno quale sia stato il primo ad uscire) che, purtroppo, annovera una produzione a dir poco sconcertante per la sua poca attrattiva: Daredevil. Ben Affleck, ahilui, è molto più bravo come sceneggiatore che come attore (e poi dicono di Matt Damon che è un “faccia di marmo”), il suo cieco Daredevil non convince proprio nessuno, come non ha mai convito Elektra-Jennifer Garner, sua compagna sul set e nella vita. 

Dicevo di Spiderman: è stato il primo davvero bello, di quelli che rivedresti in continuazione, senza mai stancarti. Personaggi ben costruiti, interpreti azzeccati (e guai a cambiarli!), regia perfetta (grazie Sam, provaci ancora Sam!), sequel finalmente “in linea” con quanto raccontato in precedenza.

E poi sono arrivati i vari Fantastici Quattro e non so più chi altro, con film carini, niente di che, godibili ma certo non capolavori. Pensiamo a Silver Surfer, la seconda avventura dei Fab Four portata al cinema (con l’immancabile Stan Lee nel solito cameo). Mi sono addormentata alle 10 della mattina in sala, al Warner, perdendo almeno una decina di minuti di film. Non ho perso niente!

E poi… poi è arrivato lui, Robert Downey Jr., che ha rivoluzionato (più di quanto non abbia fatto Tobey Maguire con Spiderman) il modo di vedere e di giudicare questi film. Iron Man è passato nelle sale ormai un mese e mezzo fa, abbondante. Forse il personaggio in sé, così egocentrico e megalomane, ha contribuito al successo del film. Sicuramente Downey Jr., rimesso a nuovo dal punto di vista fisico e mentale, ci ha messo del suo. Ci ha messo tanto, del suo. Mai un supereroe mi è rimasto tanto simpatico e impresso. Peccato che non siano tutti come lui, Tony Stark/Iron Man/Robert Downey Jr.

Nemmeno Ed Norton, con il suo Hulk, è riuscito a tanto. Sarà pure per le tante (troppe) polemiche che l’attore ha sollevato intorno al film (non partecipa alla campagna di promozione, non vuole comparire sul manifesto, c’è troppa azione… uffa Ed!). Sarà perché il film non è un remake (parola di Louis Leterrier, per carità!) ma alla fine non è nemmeno un sequel. Sarà perché alla fine è un film carino ma veramente commerciale. Ma alla fine, insomma, non ha convinto così tanto!

C’hanno fregato, c’hanno fatto vedere una “traduzione” del primo Hulk di Ang Lee, filosofico e pesantemente didascalico. E hai voglia a cambiare gli attori per far vedere che si trattava di un film diverso! Potevate pure tenervi Eric Bana e Jennifer Connelly, tanto il risultato è lo stesso: copiato! Forse in bella copia, ma pur sempre copiato. Di fronte al finale del nuovo Hulk, ho avuto un dejà vu: è lo stesso dell’Ang Lee’s Hulk, signori miei! Guardare per credere: il gigante di gelatina verde realizzato dal taiwanese che adora i leoni veneziani è in programmazione televisiva.

Alla fine della fiera, nel mare magnum dei supereroi che hanno invaso la Terra, i più grandi sono sempre loro: Spidey e Iron Man. Nessun dubbio!

Published in: on giugno 20, 2008 at 12:20 am  Comments (1)  
Tags: , , , ,